Quando si scrive la propria storia, difficilmente si parlerà soltanto di sé. In un’autobiografia è inevitabile che compaiano genitori, partner, figli, amici, colleghi e altre persone che hanno avuto un ruolo nella vita del narratore.
Alcune vengono ricordate con affetto, ma altre entrano nel racconto perché legate a conflitti, incomprensioni o episodi dolorosi. In questi casi, il rapporto tra autobiografia e privacy diventa particolarmente delicato.
Una persona realmente esistente potrebbe riconoscersi nel testo anche se il suo nome è stato modificato. Potrebbe contestare la ricostruzione degli eventi oppure ritenere che siano state divulgate informazioni private o lesive della propria reputazione.
Dunque, come si può raccontare sinceramente la propria vita senza esporre quella degli altri (ed esporre sé stessi a insidie)?
Non esiste una soluzione valida per ogni manoscritto.
Esistono però alcune precauzioni narrative ed editoriali che permettono di individuare i passaggi più delicati e intervenire prima della pubblicazione.
Autobiografia e tutela della privacy
Ogni autobiografia nasce da una rete di relazioni e, di conseguenza, tocca anche le storie degli altri.
La libertà di espressione, dunque, dovrebbe essere accompagnata da una valutazione di ciò che la pubblicazione potrebbe significare per le persone coinvolte.
La prima cosa da tenere presente è che la memoria spesso non è neutrale. Due persone possono ricordare lo stesso episodio in modo diverso, attribuirgli significati opposti o concentrarsi su particolari differenti.
L’autobiografia restituisce necessariamente il punto di vista di chi scrive, non è una ricostruzione oggettiva e definitiva della realtà.
Il fatto che un episodio sia realmente accaduto, quindi, non elimina automaticamente ogni problema, proprio perché potrebbe essere stato vissuto in modi diversi dai coinvolti (in buona e in cattiva fede).
Detto questo, non significa che non è possibile raccontare esperienze vissute con altri: significa solo farlo con qualche accortezza.
Prima scrivere, poi pensare alla pubblicazione
Durante la prima stesura è spesso utile muoversi con la massima libertà possibile.
Se l’autore si domanda continuamente come reagiranno i familiari o che cosa penserà una determinata persona, rischia di censurarsi prima ancora di avere compreso ciò che vuole raccontare. Il risultato può essere una scrittura generica e priva di autenticità.
Conviene quindi separare due momenti.
Nella prima fase si scrive per sé stessi. Si ricostruiscono gli eventi e si dà spazio anche alla rabbia, al dolore, alla vergogna e al senso di ingiustizia. Non è ancora necessario decidere che cosa verrà pubblicato.
Nella seconda fase, si lavora sul testo destinato ai lettori. È in questo momento che bisogna verificare la riconoscibilità delle persone, il tono utilizzato, la necessità delle informazioni e le possibili conseguenze della diffusione.
Un episodio non va per forza riportato nella forma esatta in cui è emerso inizialmente: ciò che è importante conservare è l’essenza e l’effetto che ha avuto.
Rendere un personaggio meno riconoscibile
Uno degli accorgimenti più comuni consiste nel sostituire il nome reale con uno inventato. È senz’altro un accorgimento utile, ma non sempre sufficiente a tutelare la privacy in un’autobiografia.
Una persona potrebbe essere riconoscibile attraverso altri elementi. Per questo, è consigliabile modificare anche elementi come professioni, luoghi, età, composizione della famiglia, rapporti con l’autore, caratteristiche fisiche, episodi riconoscibili, periodi in cui sono avvenuti i fatti.
Quando si affronta il rapporto tra autobiografia e privacy, quindi, bisogna considerare l’insieme degli indizi presenti nel libro.
Per ridurre la riconoscibilità è spesso necessario intervenire su più caratteristiche contemporaneamente.
Si possono modificare i dettagli sensibili, eliminare dettagli inutilmente intimi, fondere più persone reali in un unico personaggio o, viceversa, “separare” uno stesso personaggio in più persone.
L’obiettivo non è stravolgere l’esperienza, ma conservarne il nucleo e il significato senza riprodurre fedelmente l’identità di chi era presente.
Il margine di trasformazione dipende anche dal genere scelto: in un romanzo autobiografico è possibile intervenire in modo più ampio su luoghi, date e personaggi rispetto a un’autobiografia.
Dalla persona reale al personaggio narrativo
Trasformare una persona in un personaggio non è soltanto una strategia di tutela: può migliorare anche la qualità letteraria del libro.
Definire qualcuno “cattivo”, “egoista” o “manipolatore” non basta a costruire un personaggio. È più efficace mostrare azioni, dialoghi, contraddizioni e conseguenze.
Invece di scrivere: “Mio padre era un uomo crudele”, si può raccontare una scena concreta, spiegare che cosa accadde e mostrare come quell’episodio ha influenzato il protagonista.
Questo approccio consente al lettore di comprendere la situazione senza trasformare l’autobiografia in una successione di accuse.
Ciò è particolarmente importante quando la prima stesura nasce dalla rabbia. La scrittura può aiutare a elaborare un’esperienza dolorosa, ma un testo scritto unicamente per colpire qualcuno rischia di essere problematico e poco efficace sul piano narrativo. Un’autobiografia dovrebbe trasformare quel dolore in una storia.
Il consenso
In alcune situazioni può essere opportuno mostrare il passaggio o il capitolo alla persona coinvolta e chiederle un’autorizzazione.
Questa soluzione è più facilmente praticabile quando l’autore desidera utilizzare il nome reale oppure inserire fotografie, lettere, messaggi o informazioni personali non pubbliche.
Far leggere il testo, tuttavia, non è sempre semplice. Un po’ perché i rapporti potrebbero essere tesi, un po’ perché la persona potrebbe contestare il ricordo dell’autore o chiedere di eliminare dei riferimenti.
Inoltre, nei casi più delicati, un’approvazione verbale potrebbe non essere sufficiente. L’eventuale liberatoria dovrebbe essere formulata in modo chiaro e verificata da un professionista.
Non è comunque possibile stabilire in generale quando il consenso sia obbligatorio. La valutazione dipende dal contenuto, dal tipo di informazioni, dalla riconoscibilità della persona e dal modo in cui viene rappresentata.
Il disclaimer tutela l’autore?
Molti libri riportano la celebre formula secondo cui nomi, personaggi e situazioni sono frutto della fantasia dell’autore.
Un disclaimer può chiarire la natura narrativa del testo, ma, sfortunatamente, non elimina automaticamente ogni problema.
Se una persona è facilmente riconoscibile, non solo da lei stessa ma anche da molte altre persone, dichiarare che qualsiasi somiglianza è casuale non la rende, ahimé, meno identificabile.
I disclaimer devono quindi essere considerati strumenti accessori, non soluzioni inattaccabili e definitive.
Il ruolo del ghostwriter
Un ghostwriter che lavora a una biografia non si limita a scrivere i ricordi, ma aiuta l’autore a distinguere tra ciò che è essenziale per il racconto e ciò che rischia di esporre inutilmente qualcun altro.
Può segnalare personaggi troppo riconoscibili, giudizi aggressivi fino ai passaggi nei quali sarebbe opportuno un controllo legale.
Può inoltre proporre soluzioni narrative: fondere più persone, cambiare l’ambientazione, eliminare informazioni o concentrare la scena sulle emozioni e sulle conseguenze vissute dall’autore.
Raccontare con libertà
Posto che occorre avere le dovute cautele e consapevolezze, la pubblicazione di una biografia che non violi la privacy delle persone coinvolte non è un’operazione complicata.
A volte sarà sufficiente modificare un dettaglio, in altri casi bisognerà trasformare un personaggio, in altri ancora occorrerà rinunciare a un’informazione non essenziale.
Nei casi più complessi, sarà opportuno far esaminare il testo da un legale.
Queste cautele non rendono il libro meno autentico, al contrario, possono aiutare l’autore a concentrarsi sul significato che gli eventi hanno avuto nella sua vita e a lavorare più a fondo sui personaggi.
Raccontarsi significa soprattutto trovare una forma capace di proteggere le persone reali, senza cancellare la verità emotiva dell’autore. Il risultato può essere un libro più responsabile, ma anche più complesso, credibile e letterariamente efficace.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza legale basata sul singolo manoscritto.

