Ovvero: perché le prime dieci righe decidono il destino dell’intero romanzo.
L’incipit è uno dei primi elementi valutati da un editore quando esamina un romanzo e ha perciò un’importanza cruciale. In poche righe dovrebbe emergere la qualità dell’idea, il potere coinvolgente della storia e l’abilità narrativa dell’autore. Va da sé che un inizio efficace può determinare il successo o il fallimento di un’opera.
Ma soprattutto, un buon incipit deve catturare immediatamente il lettore. Nell’era digitale, con infinite opzioni di intrattenimento, fiumi di notifiche e soglie di attenzione sempre più brevi, conquistare il pubblico fin dalle prime cinque righe è più che mai vitale.
Perché certi incipit non funzionano più?
Tecniche narrative che in passato risultavano efficaci, oggi hanno perso il loro appeal. Ricordiamo tutti, per averli studiati a scuola, gli avvii narrativi lenti, descrittivi, paesaggistici. Come mai non funzionano più?
Semplice: una volta i lettori si concedevano il lusso di immergersi con calma nelle storie, assaporandole con lentezza. Oggi viviamo bombardati da stimoli continui – social, streaming, televisione – e dedichiamo sì e no tre secondi a valutare se qualcosa meriti la nostra attenzione prima di passare oltre. Senza contare che, nel mondo contemporaneo, le storie sono ovunque e un romanzo non compete più solo con altri romanzi, ma con l’intera industria dell’intrattenimento: serie TV, film, documentari, fumetti, videogiochi. Quando un lettore apre un romanzo che non conosce e ne sfoglia le pagine, si domanda se quella storia fa per lui, se gli va di leggerla o meno. Ci mette poco per decidere se sì o no.
E’ bene, quindi, che le prime righe di un libro conquistino istantaneamente le persone. Ecco perché l’inizio di un romanzo deve essere, se non folgorante, quantomeno privo di elementi che con molta probabilità metteranno in fuga i lettori.
Gli errori da evitare assolutamente
Di seguito, alcune cose con cui è meglio non far iniziare un romanzo.
Il risveglio
E’ meglio no iniziare una storia con un personaggio che si sveglia. Peggio ancora, che lo fa con una sveglia che suona e viene spenta con irritazione (e mai, mai, cominciare un romanzo con “Drìììììn!”). È un cliché logoro.
Il bollettino meteorologico
Aprire il romanzo con descrizioni dettagliate del tempo – pioggia battente, foglie che gocciolano, vento che sibila – è una tecnica superata che non incuriosisce più il lettore moderno e non gli permette di capire da subito se la storia può piacergli o no.
Eccezione: Se proprio vuoi iniziare con il meteo, fallo con originalità. Ricordi l’indimenticabile incipit di Neuromante di William Gibson?
“Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.”
Raccontare cose note in un modo che devia dalla norma, o da un punto di vista originale, rappresenta un gancio molto efficace.
Gli incidenti banali
Evita gli inizi con personaggi che inciampano, si scontrano con oggetti vari (lampioni, spigoli, mobili) ed esplodono in esclamazioni come “Dannazione!”, “Porc…!”
È narrativa pigra.
La colazione del protagonista
Come il risveglio, iniziare con un personaggio che fa colazione rimuginando sulla noia del lavoro, o dello studio, o del non sapere cosa fare, è mortalmente banale. Il lettore percepirà immediatamente la mancanza di tensione narrativa e abbandonerà il libro.
Descrizioni eccessivamente dettagliate
Le descrizioni ricche non sono sbagliate di per sé, ma piazzate in apertura diventano un ostacolo. Come detto all’inizio, sono finiti i tempi in cui i lettori apprezzavano l’immersione graduale in una storia, l’apprendere tutti i dettagli dell’arredamento di un salone o di una camera prima di veder entrare in scena il personaggio. Descrizioni troppo lunghe all’inizio impediscono al lettore di capire subito se il libro fa al caso suo.
L’infodump iniziale
Soprattutto nel fantasy e nella fantascienza, è bene evitare aperture in cui si forniscono coordinate dettagliate su mondi, pianeti o universi. Le informazioni vanno dosate durante la narrazione o, meglio ancora, devono emergere naturalmente dalla storia.
L’anticipazione forzata
L’anticipazione è una tecnica narrativa potente se usata con maestria, ma deleteria se abusata. Evita frasi di apertura come: “Non sapeva ancora che quell’incidente avrebbe cambiato la sua intera esistenza.” Sembrano creare suspense, ma ottengono l’effetto opposto.
Il “riassunto delle puntate precedenti”
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana... funziona solo per Star Wars. I riassuntoni di antefatti sono un cliché datato che fa scappare i lettori.
Dialoghi eccessivi tra sconosciuti
Un incipit dialogato può funzionare, ma lunghi botta e risposta tra personaggi di cui non sappiamo nulla rischiano di alienare subito il lettore. Meglio bilanciare dialoghi e narrazione anche negli incipit in medias res.
L’assenza di conflitto
Il conflitto è l’anima di ogni storia. Non serve esplicitarlo nell’incipit, ma dovrebbe aleggiare fin dalle prime righe. Un personaggio che riflette placidamente davanti al camino, senza tensioni o emozioni percettibili, non coinvolge nessuno.
Il finto cameratismo con il lettore
Rivolgersi direttamente al lettore può essere efficace (diversi autori famosi lo hanno fatto, con successo, nei loro romanzi), ma richiede grande maestria. Se non è ben padroneggiata, questa tecnica rischia di generare un effetto irritante.
In ogni caso, mai iniziare con formule come “Ehi tu, proprio tu. Sì, dico a te.” Non è narrativa, è una pubblicità di Instagram.
Qualche consiglio
Studia gli incipit memorabili. Leggi le prime dieci righe dei romanzi che possiedi, prendi appunti, analizza cosa funziona e cosa no. Cerca online le liste dei migliori incipit della letteratura e studiali attentamente, cerca di capire cosa ti piace, cosa non ti piace, cosa ti coinvolge e cosa, invece, ti annoia.
Non accontentarti mai del primo tentativo. Sperimenta con modalità, stili e scene diverse. Prova almeno tre o quattro versioni prima di scegliere quella più efficace.
Le prime righe non sono solo l’inizio del tuo romanzo: sono la sua carta d’identità.
Vuoi un parere sul tuo incipit o sul tuo romanzo? Parliamone.

